orrore di infami che non conoscono pietà

21 maggio 2012 di: Daria D'Angelo

«Infami, che avete fatto?» è l’urlo che si leva dai social network, ma anche dal sindaco, dal parroco, dai cittadini di Mesagne e di tutta l’Italia. Guardate gli occhi di Melissa, nella foto, guardate il suo cerchietto, quelle unghie corte smaltate, le sopracciglia ben curate, e il suo sorriso: è lo stesso delle nostre figlie e delle nostre nipoti, è quello delle adolescenti belle, giovani, innamorate della vita, piene di aspettative. Sono le ragazze che si innamorano dei coetanei, che scrivono i diari, che si mandano sms con il cellulare. Melissa non avrebbe mai voluto assurgere a simbolo di niente, cosa faceva oltre che svegliarsi ogni mattina alle 6 per prendere l’autobus e andare a scuola? Un “sacrilegio”, è stato definito da Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia. Nell’attentato, altre sette ragazze sono state ferite, una, Veronica Capodieci, data inizialmente per deceduta, combatte ancora tra la vita e la morte. La città continua a non capire e a non darsi pace, una città che mai aveva vissuto una tragedia simile. C’erano state le bombe del racket nelle vetrine dei negozi negli anni ‘90, c’era stata la Sacra Corona Unita che aveva colpito in città e in provincia con qualche omicidio legato a regolamenti di conti, c’era stato il contrabbando e la piccola criminalità organizzata.

Ma questa volta Brindisi è stata colpita al cuore, in una scuola, tutta femminile, che lo scorso anno aveva vinto il primo premio di un concorso sulla legalità e che è vanto dell’intera comunità cittadina. «Hanno voluto colpire per uccidere», era una strage programmata, non casuale. La carovana antimafia, che era già in programma si fermasse a Brindisi proprio oggi, fa tappa davanti la scuola. «Tanta polizia, eppure nella confusione c’è un silenzio pazzesco, nessun rumore». Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso spiega che non c’è nessuna evidenza investigativa a sostegno dell’ipotesi terroristica. «È stato un attentato terroristico nel senso che ha preso di mira persone innocenti, non nel senso della matrice».

Ci si chiede perché, e questa grande tensione sociale non può piombare nella rassegnazione, nella sterile analisi dei fatti, o nel consueto lancio di media che ci faranno conoscere la vita di Melissa Bassi, i suoi sogni, le interviste ai parenti e agli amici. Un brivido di paura attraversa comunque tutti noi, che si tratti di mafia, di terrorismo o del gesto di un folle. Borsellino diceva che la paura non è il contrario del coraggio, che è normale avere paura anche nel coraggio, perché il contrario del coraggio è la viltà. Bisogna stare attenti a non arrivare mai all’assuefazione di notizie come queste, portare per sempre negli occhi il sorriso di Melissa e di tutte quelle ragazze sporche di sangue. È stata violata la sicurezza della scuola, la sacralità delle collettività, ma soprattutto è stata violata l’innocenza. Speriamo di non essere al preludio di un’orchestra che suona mentre i lutti e le stragi si moltiplicano, prima ancora che il sipario sia aperto su verità destabilizzanti. Al di fuori e oltre le supposizioni, qualcuno, non uomo ma bestia, ha organizzato l’ordigno non solo per creare effetto, ma con una volontà criminale evidente. La pena, questa volta, deve essere esemplare.

(testimonianze davanti la scuola Falcone allo Zen di Palermo)

1 commento su questo articolo:

  1. ornella papitto scrive:

    Orribile il sacrificio umano di Melissa. Se, come raccontano, l’assassino era vicino e ha attivato la carica, sembra voler essere un avviso e non una volontà di fare una strage. Sarebbero bastate poche vittime sacrificali per farci capire da quale parte sta il potere sostanziale.
    La vigliaccheria, coniugata con la violenza per il potere, è l’aspetto terrificante davanti al quale non dobbiamo assolutamente abbassare la testa.

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