riformare il programma Ue e ripartire da zero

27 giugno 2015 di: Federica Aluzzo

Occorre ridisegnare un nuovo modello sociale ed economico in cui la politica torni a governare, il popolo ad essere sovrano ed i diritti umani sanciti dalla costituzione ad essere il perno del programma politico.

Ha suscitato molto interesse il dibattito scaturito alla tavola rotonda del 22 giugno sul tema “Nuovi scenari e modelli economici per il Mediterraneo e per l’Europa”, organizzata da Movimento 139 ed Economia funzionale MMT, su proposta di chi scrive che ha moderato e su proposta di Rosanna Maniscalco. Dibattito che si è svolto presso l’aula magna della Scuola delle Scienze giuridiche ed economico-sociali di Palermo, con relatori di altissimo livello come il Sindaco Leoluca Orlando, il deputato ormai ex-Pd, Stefano Fassina, l’economista Nino Galloni, i docenti universitari Gaetano Armao e Massimo Costa. Unanime la rivendicazione di un’Europa più umana e la constatazione che il progetto che stava alla base dell’Unione Europea è fallito; questa eurozona, come dice il nome stesso, risulta unita solo da una moneta unica che non poggia su alcuna unione politica, come stanno dimostrando le scelte scellerate riguardo ai migranti. Secondo Leoluca Orlando, stiamo assistendo ad un vero e proprio genocidio. l’Europa dovrebbe rimettere al centro del suo programma politico il rispetto dei diritti umani; per questo è nata la carta di Palermo; occorre fare rete tra i Sindaci della Sicilia che sono il primo baluardo dei cittadini, per rilanciare l’economia reale del territorio; concordi tutti nella possibilità di creare una moneta “baratto” o fiduciaria, o certificati di credito fiscali così come proposto dal prof. Massimo Costa che, ai sensi dei trattati europei, non fanno debito e permettono di non pagare le tasse; occorrono secondo Galloni bilanci paralleli della pubblica amministrazione che permettano di creare questo ulteriore circuito di moneta, così come già sta succedendo in Grecia.

I lacci imposti dall’Ue con l’euro, che è una moneta presa in prestito che lo Stato deve restituire con gli interessi, e con i trattati che hanno imposto ad es. il pareggio di bilancio in costituzione, che non permette di immettere liquidità nel sistema e quindi fare investimenti, hanno scatenato una vera e propria guerra senza armi. Uno degli obiettivi che ci hanno fatto appassionare all’Ue è stata la Pace che ne sarebbe scaturita, ma come si fa a parlare di pace quando per la disperazione a causa della crisi in Grecia dal 2011 si sono suicidate ben 10.000 persone? Non è forse un massacro “pacifico” questo? E la cosa peggiore è che, come ha affermato Stefano Fassina, il tutto non è programmato da burocrati ottusi ma purtroppo è frutto di scelte politiche consapevoli che tutelano determinati interessi forti, in particolare quelli della grande finanza. Le politiche mercantilistiche, basate cioè sulle esportazioni, che stanno alla base dell’Ue non sono sostenibili. Le riforme sono solo un modo ipocrita per dire svalutazione e precarizzazione del lavoro, mortificazione dei sindacati in nome della competitività.

Il bello è che il messaggio che si vuole fare passare è che la medicina è giusta, sono gli Stati riottosi che non la vogliono applicare. E in questa situazione il Mezzogiorno d’Italia, come ricordato da Armao, sta soffrendo particolarmente. L’integrazione con l’Africa potrebbe aiutare e la Sicilia in questo farebbe da cerniera tra l’Italia e l’Africa. Galloni ha fatto notare che l’uscita dall’euro sarebbe una condizione necessaria ma non sufficiente; l’Italia dovrebbe ritornare a prima dell’81, prima cioè del divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia. Tutti i relatori concordano sul fatto che bisogna ridisegnare un nuovo modello sociale che parta dalla creatività, dallo sviluppo dei talenti, dalla crescita spirituale e dalla buona politica, la cui conseguenza sarebbe lo sviluppo economico. Mettere al centro i diritti significa non permettere la strage d’innocenti che sta avvenendo nel Mediterraneo, difendere il lavoro, avere una buona scuola, una sanità che funziona, avere garantiti i servizi essenziali: infatti l’attacco che viene dall’Ue è al welfare. Il modello da applicare, non capitalista, dovrebbe partire dallo sviluppo locale con massimizzazione della produzione che significa piena occupazione per soddisfare in primis la domanda interna ed esportare solo l’eccedenza.

Ma se si sogna una nuova società bisogna anche prepararsi e trovare gli strumenti e le tecnologie adeguate per realizzarla. Siamo pronti? Mi auguro che questa crisi economica serva a far risvegliare le coscienze; a comprendere che il denaro è uno strumento, non il fine della vita. Dalla vittoria di Syriza in Grecia, Podemos in Spagna e degli altri movimenti dell’eurozona, si capisce che qualcosa sta già cambiando, che il dio moneta comincia a perdere presa e che siamo nella giusta direzione di un ribaltamento radicale dei valori. Sarebbe meglio che chi pensa di comandare questo paese, quando in realtà è comandato dalle logiche della grande finanza a discapito dei cittadini, se ne rendesse conto.

Commenta questo articolo:







*
AdvertisementAdvertisementAdvertisementAdvertisement