Sibilla Aleramo

28 agosto 2018 di: Daria D'Angelo

Con coraggio, tanto, nel 1902, per trasferirmi a Roma, abbandonai mio figlio Walter, mio marito…. E fui libera.

Libera di essere me stessa, di cercare ciò che volevo, pronta ad abbattere gli stupidi schemi e i condizionamenti, libera di fare grandi cose, di incontrare amanti veri e falsi, libera di amare e farmi amare. Ero, per tanti, soltanto una donna che anteponeva il suo diritto alla felicità all’amore materno! Ero uno scandalo per tutti, come succederà alle donne che metteranno la carriera al primo posto. Ero guardata con sospetto.

Sciagurata madre! Scandalosa Sibilla !

Ma, che ne sa la gente. Non conosce la mia vita passata fatta di violenza e infelicità. Senza paura, ora, mi allenavo a fare quello che mi veniva chiesto : vivere la mia vita. Non possiamo incatenarci alla nostra storia quando scopriamo che non è la stessa in cui avevamo creduto.

Aver lasciato Walter era un pensiero che mi avviliva, ma la vita mi aveva portato a un bivio, e pensare “sarà sempre così” mi avrebbe portata alla morte. Ho dovuto dire “vado”. Un momento, un giorno, un’ora sono moltissimo quando si è in ritardo con la vita. Dovevo andare perché ci sono luoghi in cui è impossibile restare troppo a lungo.

Tanti amori, innumerevoli amori, e poi Lui, Dino Campana.  “L’amore è una fusione assoluta, al di sopra di ogni differenza: è il miracolo che di due esseri complementari fa un solo essere armonioso.”

Ho  60 anni. Lui è Franco Matacotta, 25 anni. La gente è sempre più sconvolta ma Franco è un’attrazione irresistibile che arriva all’anima, e non lo baratterei mai per nessun altro. Ho vissuto, fino agli ultimi anni della mia vita, tra povertà, depressione e amore, non ho mai smesso di viaggiare, di stare in compagnia e di scrivere. Ho amato tanto, sono stata legata a uomini di cultura, sono “scampata” alla cattiva sorte di una vita da succube come quella di mia madre e di tutte le donne che non si ribellano. Non so se la storia mi darà ragione, la gente no. Mormora. Sono rimasta, fino all’ultimo, una “cattiva ragazza”.

Eppure so con certezza che, se un giorno la mia mente adulta si rassegnerà a piaceri meno forti e più costanti, io tornerò sempre lì dove amare era libertà, e i corpi si sussurravano segreti. Tornerò a quei momenti, quando uscivo dalla solitudine per rinascere in un’illusione d’amore. Riempirò gli angoli della mia mente di ricordi, vagherò nei luoghi sacri del mio cuore, accarezzerò le rughe profonde che sono state vita, non dimenticherò la felicità di quei voli per cui ho scelto di vivere, a qualunque costo. Senza una luce che ci illumini nel buio, non importa se siano raggi di sole o tremolanti chiarori di candela, non potremmo mai ritrovare la forza per tornare a credere.

“Ho fatto della mia vita come amante indomita, il capolavoro che non ho avuto così modo di creare in poesia”.

Quel giorno, l’ultimo della mia lunga e intensa vita, alzai gli occhi e incontrai quelli di Walter, mio figlio. Mi sorrise. Era il 13 gennaio 1960.

 

 

 

1 commento su questo articolo:

  1. Sibilla scrive:

    “Sarà sempre così?” Mi avrebbe portato alla morte.
    Il cambiamento è linfa vitale. È colore accecante del ruscello, profumo inebriante di una minuscola margherita. Droga dell’anima.
    Articolo molto bello… come non condividerlo!

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