Un piano sghembo

1 marzo 2010 di: Rosanna Pirajno

Il Piano Casa, che il governo centrale ha varato per  “dare fiato all’edilizia” e che alcune Regioni hanno adottato variando tra loro concetti e procedure, è in discussione anche al parlamento siciliano con molti disaccordi tra le formazioni politiche e all’interno della stessa opposizione. Gli ultimi eventi franosi che hanno interessato parte del territorio messinese, hanno risvegliato qualche dubbio sull’opportunità di procedere per ampliamenti, anche del 35% dell’esistente, trasferimenti, innalzamenti, aumenti di cubature e superfici di case uni-bifamiliari e non solo, capannoni ed edifici non residenziali  e via aggiungendo, senza preventivi controlli statici sulla struttura degli edifici e sulla tenuta dei terreni. Di fatto basterà dichiarare che si vuol procedere ad ampliamenti, e si potrà secondo legge senza alcuna concessione edilizia. Vuolsi così colà dove si puote, ma  noi guastafeste pensiamo che sempre più spesso si vuole e si può malissimo in tema di gestione del territorio; che prevenzione salvaguardia tutela e principio di precauzione, non diventano argomenti all’ordine del giorno neppure dopo che interi paesi smottano a valle; che le cause dei dissesti, addebitati in malafede a “cause naturali”, disconoscono le reazioni di una natura maltrattata da azioni umane in conflitto con le sue leggi; che è proprio perché tra architettura ed edilizia si è aperta una frattura insanabile, che diventa indispensabile un controllo formale più rigoroso dell’edilizia, che per diffusione ed estensione incide profondamente negli assetti di territori e paesaggi; che se l’edificazione dei tanti, troppi agglomerati di ville e villette e seconde case tirate su in totale assenza di “arte del costruire”, ha alterato buona parte dei paesaggi agrari e modificato sedimentate configurazioni rurali, la previsione di aggiunte escrescenze protuberanze incontrollate  e compositivamente ed esteticamente  non verificate, non potrà che peggiorare una situazione già molto compromessa su ogni piano: geomorfologico e idrogeologico, statico e strutturale, estetico e formale, paesaggistico e ambientale. Quando si capirà che le ragioni della natura è necessario accordarle, e non sottometterle ad una cultura che non rispetta   l’ecosistema di cui fa parte?

Commenta questo articolo:







*
AdvertisementAdvertisementAdvertisementAdvertisement