buoni e bravi, o no?

15 aprile 2010 di: Gisella Modica

«Io non ci sto» – ha scritto in una lettera un imprenditore bresciano, che ha voluto mantenere l’anonimato -, pagando di tasca sua i diecimila euro che servivano per saldare la retta dell’asilo di alcuni bambini, figli di immigrati, lasciati digiuni dal responsabile della scuola. «Sono stato povero anch’io e non posso condividere certe decisioni». Bravo l’imprenditore!

«Basta, io non ci sto» avrà pensato il vescovo di Mileto, Luigi Renzo, che con una lettera ai parroci di Vibo Valenzia ha vietato gli “incanti” con offerte a busta chiusa, per la scelta dei portatori durante la processione pasquale dell’Affruntata. Impedendo così che a Sant’Onofrio, un paese il cui comune è chiuso da un anno per infiltrazioni mafiose, i santi e la madonna fossero sostenuti sulle spalle di ‘ndranghetisti, pregiudicati e loro accoliti. Lo facevano da sempre, era “tradizione”, un modo per affermare pubblicamente, anche nelle questioni di chiesa, il loro potere. Bravo il vescovo di Mileto!

«Basta timidezze, ci vuole coraggio. La Chiesa è stata a volte troppo timida di fronte alla mafia», lo sostiene il vescovo di Locri, monsignore Giuseppe Morosini, lanciando un appello dalle pagine di Famiglia Cristiana, insieme ai vescovi di Agrigento e Mazzara. La risposta dei ‘ndrangetisti è arrivata puntuale, a colpi di fucile, sparati sui vetri della casa del priore di Sant’Onofrio, che ha eseguito l’ordine. Bravo il vescovo di Locri! Bravo il priore!

Le ho viste anch’io le facce, contorte e smorfiate, non solo per lo sforzo dovuto al peso della vara, dei portatori, che risalendo dal Borgo Vecchio, facevano fare alla processione pasquale il giro dell’Ucciardone. Non lo so se quei portatori, con le grosse collane d’oro intorno al collo gonfio e sudato, la croce, o il Crocifisso, per pendaglio, e l’anello col rubino al mignolo, corto e grosso come un salsicciotto, sono mafiosi o loro accoliti. Io non ho le prove. Nel caso in cui invece i parroci che ricevono le buste con le offerte per organizzare la processione, avessero anche il semplice sospetto, allora, cari parroci, raccogliete l’appello lanciato dai vescovi di Agrigento e Mazzara, e la prossima Pasqua fate un gesto forte anche voi. Ci piacerebbe poter scrivere, su questo sito, la prossima Pasqua «bravi anche i nostri parroci».

«Basta, io non ci sto» avrà certamente pensato anche il nostro sindaco Cammarata, ordinando che sulle mense dei 24 asili comunali ritorni la pasta col pomodoro. «Condivido la richiesta delle mamme, della pasta al posto delle patate che sono più difficili da digerire» ha dichiarato. Un gesto forte e autorevole, proporzionale alla sua levatura. Meglio che niente. Non possiamo certo aspettarci gesti come quelli dell’imprenditore bresciano, o dei vescovi calabresi! «Toglieteci tutto ma non la pasta col pomodoro» gridavano le mamme dei bambini. E il nostro sindaco, che ha già tolto tutto quello che poteva togliere per fare dichiarare questa città agli ultimi posti della vivibilità ambientale, e della convivenza civile, le ha accontentate. Bravo il nostro sindaco! O no?

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