inconsolabile determinazione

1 aprile 2010 di: Valeria Militello

Ditemi perché la destra non deve continuare a battere la strada intrapresa, visto l’ennesimo successo.
Ditemi perché dobbiamo arrampicarci sui numeri e sulle percentuali perdendo il vero senso del problema.
Ditemi perché noi meridionali dobbiamo continuare a sentire Bossi e suo figlio che esultano.
Ditemi perché la giustizia è screditata ed evitata come un male.
Ditemi perché la parola indagato non fa più vergognare.
Ditemi perché gran parte dell’informazione non informa più e crea un’unica opinione.
Ditemi perché la voglia di spegnere la televisione cresce sempre di più.
Ditemi perché dobbiamo parlare di un nuovo Partito del Sud  che ci riporti ai tempi dei nordisti e dei sudisti.
Ditemi perché si diffonde un neorazzismo insopportabile.
Ditemi perché il governo dovrebbe favorire la cultura e l’arte, la formazione e la ricerca, che creano menti critiche e anime indipendenti.
Ditemi perché l’alternativa è così poco credibile.
Ditemi perché c’è sempre una scappatoia per evadere da specifiche responsabilità.
Ditemi perché la maggioranza della gente o non lavora o non arriva a fine mese.
Ditemi perché il potere dell’ignoranza guadagna più del potere della conoscenza.
Ma ditemi anche perché siamo diventati un popolo che non arrossisce più né per vergogna né per emozione, che non è più in grado di appassionarsi, che non prova più pudore, che non pone davanti a tutto l’etica, che si rassegna facilmente, che non riconosce più i propri meriti né li vede riconosciuti; e ditemi poi perché dimentichiamo la storia.
Se ad ognuna di queste richieste le vostre risposte e motivazioni saranno insoddisfacenti, come le mie, allora ditemi perché non dovremmo subito fuggire da tutto questo.
Ma, soprattutto, ditemi per che cosa abbiamo lottato finora, perché io mi sto perdendo e non mi basta più la solita consolazione.

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