Tirrenia e Siremar, evitare una nuova catastrofe economica e sociale

18 agosto 2010 di: Franco Spanò, segretario generale Filt

Il fallimento della Tirrenia e della sua controllata Siremar,con la dichiarazione dello stato di insolvenza del tribunale di Roma della settimana scorsa, si avvicina sempre di più. Questo significherà la fine dei servizi di navigazione per milioni di persone residenti soprattutto nelle isole, la negazione del loro diritto alla mobilità e della garanzia della continuità territoriale espletata attraverso i servizi di collegamento marittimo da parte dello Stato.

Ci sarà la fine dell’occupazione per più di tremila unità lavorative, oltre quelli precari e stagionali, con una flotta di 73 navi impegnate in circa 52 mila viaggi per trasportare più di 11 milioni di passeggeri l’anno nella varie tratte da e per le isole. La «giustificazione ignobile» all’origine della procedura fallimentare è stata l’eccesso di debito per una gestione clientelare e padronale, tollerata per oltre 25 anni, dell’ultimo “boiardo” di stato. Il debito era conosciuto quindi già prima dell’avvio del bando di gara per la privatizzazione.

Per questo non si giustifica affatto il repentino cambiamento di rotta a gara espletata, dopo l’uscita di scena di Pecorini e dopo l’individuazione del soggetto aggiudicatario: la Mediterranea Holding partecipata dalla Regione Sicilia a cui è stato infine negato il contratto dopo averne verificato l’affidabilità.

Resta il sospetto della pantomima, della farsa, dove tutto quello che è accaduto era già stato deciso a priori, o della ritorsione politica contro Lombardo per le vicende del governo nazionale. E’ comunque evidente la politica sbagliata del governo nazionale nella gestione di una problematica cosi delicata e di così vaste dimensioni, anche per aver avviato la procedura prevista nel bando che teneva assieme “innaturalmente” la Tirrenia con la controllata Siremar, perché quest’ultima svolge servizi differenti e meno appetibili dal mercato come quelli con le isole minori.

La Siremar avrebbe dovuto invece essere ceduta alla Regione Sicilia come è stato fatto per le altre società che svolgevano servizi analoghi nelle altre regioni. Per questo è stato irresponsabile il ruolo della regione Sicilia e del presidente Lombardo, che prima (circa due anni fa) si è sottratto a questa responsabilità rifiutando la cessione gratis di Siremar, giudicandola non conveniente, mentre nel frattempo affidava altri servizi ed altri finanziamenti, sulla carta complementari ma nella sostanza aggiuntivi, ed in competizione, a quelli della società pubblica nelle stesse tratte per le isole minori. E’ stato poi incomprensibile (ha ritenuto di voler fare l’armatore per rinverdire i fasti della gloriosa società fondata dai Florio nel 1936?) lo spostamento della sede legale da Napoli a Palermo, come a voler dare alla Sicilia una sua flotta!

Questo è stato ritenuto incompatibile con la privatizzazione ed è stato considerato (strumentalmente) la riproposizione di logiche politiche e lotte di potere per una nuova stagione, forse di assunzioni clientelari. Al di la delle gravi responsabilità dei governi nazionale e regionale, occorre oggi evitare che per tutto questo paghino ancora una volta i lavoratori con: lo smembramento delle due aziende, la frantumazione dei servizi e delle tratte e la svendita delle attività e del patrimonio.

Per questo ritengo che i lavoratori non debbano essere abbandonati dalla politica sconsiderata del governo Berlusconi, che ancora una volta, come è successo già con Alitalia, pensa ad un gruppo di “volenterosi “ con i quali privatizzare i profitti affidando loro quelli più remunerativi in termini di saldi, e socializzare le perdite con un ulteriore salasso a carico di tutti noi contribuenti.

La Cgil e la Filt ritengono che ci siano ancora i margini per salvare l’azienda, la sua unità, magari con la diversificazione di servizi ed attività fra Tirrenia e Siremar, ma salvaguardando i posti di lavoro, fatti di esperienza e professionalità che costituiscono il più grande patrimonio aziendale.

Gran parte dei lavoratori Siremar e Tirrenia sono siciliani; se licenziati si andrebbero ad aggiungere alle centinaia di migliaia che hanno già perso il lavoro negli ultimi due anni, con una dimensione equivalente a quelli della Fiat di Termini: un ulteriore disastro, insopportabile socialmente ed economicamente.

Se non ci saranno le risposte adeguate da parte del governo sempre più sordo ed ostinato, le lotte dei lavoratori saranno l’estremo tentativo di mettere un argine ad una nuova ecatombe economico – sociale.

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