donne che marciano, a Caltanissetta

16 marzo 2011 di: Marcella Geraci

«Le donne sono sempre state più presenti nelle battaglie per il lavoro e meno disponibili ad accettare compromessi». Parole della segretaria di Cgil Sicilia Mariella Maggio, nei giorni scorsi a Caltanissetta per dire no alla mafia.

Lo scenario, il corteo regionale organizzato da Cgil, Cisl e Uil, un serpentone colorato, fatto di bandiere e palloncini ma soprattutto di studenti, pensionati, lavoratori, imprenditori, sindaci, amministratori e cittadini comuni. Mentre centoventi piazze d’Italia si sono riempite per la scuola pubblica e in difesa della Costituzione, a Caltanissetta le forze sane del mondo del lavoro e dell’impresa hanno manifestato contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia e per l’istituzione di una “zona franca” che inneschi meccanismi di sviluppo. Ma il clima e la natura delle rivendicazioni hanno assimilato il corteo nisseno alle mobilitazioni dell’intera penisola. Certamente il riferimento di Mariella Maggio è alle battaglie che investono le donne nella vita quotidiana, visto che nei ruoli istituzionali e politici più importanti la presenza femminile lascia poche tracce.

A Caltanissetta le donne hanno però costituito, lungo le vie principali della città, una buona parte delle oltre cinquemila persone intervenute alla manifestazione a fianco di moltissime personalità del mondo sindacale, politico ed imprenditoriale. Presente anche l’ex leader della “Rete” ed attuale esponente di spicco dell’Idv Leoluca Orlando, che ha spiegato il senso della mobilitazione. «Credo che sia un modo per gridare a voce alta che le mafie impoveriscono il Sud e si ingrassano al Nord» ha commentato Orlando. «Alla base della mafia c’è la cultura dell’appartenenza, cosa ben diversa dall’identità».

I temi all’ordine del giorno sono forti e drammaticamente attuali e non basta un corteo per correggere il tiro di uno sviluppo economico e sociale, viziato strutturalmente da rapporti di sopraffazione ed intrecci con il malaffare. La giornata di mobilitazione ha comunque impresso una pagina nuova.

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