Quella storia in una piazza

1 settembre 2011 di: MIRIAM MAFAI

”E, su tutto, lo sventolio/ l’ umile, pigro sventolio/ delle bandiere rosse. Dio!, belle bandiere/degli Anni Quaranta!/ A sventolare una sull’ altra, in una folla di tela/ povera, rosseggiante, di un rosso vero/ che traspariva con la fulgida miseria/delle coperte di seta, dei bucati delle famiglie operaie…” Così Pier Paolo Pasolini ricordava un suo Primo Maggio con quello sventolio, quel primo orgoglioso sventolio delle bandiere rosse, fino allora sconosciute ai più giovani, tenute nascoste da vecchi militanti socialisti, in qualche soffitta o in qualche cantina (spesso assieme ad una vecchia immagine di Matteotti). Anche allora, tuttavia, anche durante i venti anni del fascismo, quando la festa del Primo Maggio era stata cancellata d’ autorità dal calendario, anche quando erano ormai fuori legge le organizzazioni operaie e contadine con le loro sedi, i loro giornali, le loro bandiere, anche allora c’ era qualcuno che festeggiava per conto suo con la famiglia e qualche amico quella data…

Poi, tutto cambiò. Come Pasolini, anch’ io ricordo «l’ umile, pigro sventolio/ delle bandiere rosse…» che salutò il comizio del Primo Maggio del 1945, a Roma. Piazza del Popolo si era andata gonfiando lentamente dei cortei disordinati, impolverati, felici che arrivavano, cantando, dalle a noi sconosciute borgate ai limiti della città, dalle più lontane e miserabili periferie, sventolando una selva disordinata e un po’ stracciona di bandiere rosse.

(…) Solo pochi giorni prima, il 25 Aprile, c’ era stata, al Nord l’ insurrezione. La guerra era finita. E in quel Primo Maggio su tutte le piazze d’ Italia venne celebrata la Festa del Lavoro, che un disegno di legge firmato da Mussolini nel 1923 aveva abolito. (…)  Ognuno di noi ricorda e celebra, in famiglia, alcune date che gli sono care, confermando così una identità che si tramanda per generazioni. Lo stesso deve accadere a livello collettivo. Cancellare dal nostro calendario la festività del Primo Maggio, come si minaccia, comporterebbe una mutilazione della nostra storia e identità collettiva”

Per una lettura completa dell’ articolo

http://download.repubblica.it/pdf/diario/2011/25082011.pdf

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