il paese diviso dal treno che non c’è più

23 dicembre 2011 di: Daria D’Angelo

Addio al Wagon-lits che negli anni, con la sua connotazione romantica, ha ispirato scrittori e registi. Ricordiamo tutti Marilyn Monroe in «A qualcuno piace caldo», Sean Connery in «Dalla Russia con amore» o Faye Dunaway nell’«Assassinio sull’Orient Express», e le pagine di Scott Fitzgerald, Agatha Christie, Graham Greene che hanno contribuito a creare il mito del wagon-lits.

L’Italia vantava indimenticabili servizi di vagoni letto come il «Tuttoletti» Milano-Roma, frequentato da uomini d’affari e politici che nelle tratte in salita veniva trainato da un secondo locomotore. Quando a Linate c’era la nebbia, ne partivano due a distanza di 10 minuti. Erano gli anni in cui si andava da Parigi alla Costa Azzurra con il «Train Bleu», nato nell’Ottocento e che esiste ancora, anche se non è più il lussuoso convoglio di wagon-lit, sostituito da anonime carrozze-cuccette e vagoni di seconda classe. Un modo di viaggiare che ormai possiamo definire scomparso, sostituito dall’alta velocità e dai voli low cost. Proprio a causa dell’abolizione del servizio vagoni letto e cuccette, dall’inizio di dicembre, per il sistema di trasporto ferroviario la Sicilia è diventata una zona lontana e desolata. Da Siracusa o Palermo, chi vuole viaggiare di notte non potrà più farlo. Non sarà semplice anche di giorno, si sarà costretti a tanti cambi per andare oltre Roma, chi parte da Siracusa o Catania, da Agrigento o Palermo o da Messina non potrà più di fatto utilizzare il treno. Potrà prendere l’aereo, con notevoli limitazioni nel trasporto dei bagagli, senza tenere in alcun modo conto di chi non vuole viaggiare in aereo, né delle persone anziane o malate che preferiscono vagoni-letto e cuccette, ovvero costrette a fruire di questo servizio pubblico. Simbolicamente è difficile non leggere anche una rottura della continuità territoriale del Paese, ma nessuno sembra occuparsene, né scandalizzarsi. Nessuna denuncia per una disparità che danneggia il sud, né da parte dei politici siciliani, né da quella dei giornalisti siciliani e no; come se la cosa non riguardasse almeno un terzo dell’intero Paese.

Stiamo per essere separati dal continente, mentre parliamo ancora di Ponte. L’Italia “una e indivisibile” della Costituzione sarà ancora una ma è già divisa. Presto in Sicilia funzioneranno soltanto treni per Messina. Dopodiché, il passeggero, carico di valigie, anziano o giovane che sia, si trascinerà fino ad un traghetto, che lo trasporterà al porto di Villa San Giovanni (o di Reggio Calabria), dal quale raggiungerà la stazione ferroviaria di Villa San Giovanni (o di Reggio Calabria), per montare finalmente su un treno per il nord. L’isola verrà chiusa in se stessa, e…nell’anno del 150° anniversario della sua Unità, mentre l’Europa si unisce, l’Italia si divide.

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