la recessione che uccide

17 aprile 2012 di: Marcella Geraci

Se il suicidio non può essere considerato “morte sul lavoro”, i casi che il nuovo anno ha registrato in tutta Italia fanno pensare. Tra le vittime della difficile congiuntura in cui versa il Paese, gli imprenditori che si sono tolti la vita non sono pochi. Insieme ai precari e ai pensionati, ormai ridotti ai limiti della sussistenza, piccoli imprenditori ed artigiani ingrassano la tragica statistica delle morti indotte dalla crisi. Il dato lo ha fornito la Cgia di Mestre e dall’inizio dell’anno, gli imprenditori suicidi sono ventitré. Tra le regioni colpite, a detenere il triste primato è il Veneto (nove vittime), seguito da Sicilia, Puglia e Toscana (rispettivamente, tre vittime per ciascuna regione), Lazio (due vittime), Lombardia, Abruzzo e Liguria (una vittima per ciascuna regione).

Se il suicidio resta un atto individuale, il dato dimostra che a fare le spese di tutto sono le persone più deboli, ulteriormente vessate dall’instabilità sociale, economica e politica che caratterizza l’Italia di oggi. Il verificarsi di casi di suicidio tra gli imprenditori, ha portato alla nascita dell’Associazione dei familiari degli imprenditori che si sono tolti la vita. L’associazione ha organizzato, insieme ad altre sigle, per mercoledì prossimo, nella capitale, davanti al Pantheon, una fiaccolata. Forse però è il caso di riflettere sull’opportunità di affrontare un tema drammatico come questo ragionando “per settori” in un Paese in cui la vita è diventata difficilissima per tutti, precari, disoccupati, migranti, pensionati ed imprenditori in difficoltà. Uomini e donne. Giovani dal futuro incerto e anziani dalla vita angustiata dall’emarginazione e dai problemi economici. Forse ripensare per intero questo nostro Paese può essere l’ultima, grande lezione, che ci è offerta dall’ultimo atto di chi non ce l’ha fatta.

1 commento su questo articolo:

  1. ornella papitto scrive:

    C’è un terrore dilagante, da parte di chi ci governa, di essere scambiati per comunisti.
    Per loro far pagare le tasse a chi non le paga è da comunisti. Contrastare seriamente l’evasione fiscale è da comunisti. Proteggere i lavoratori dall’arroganza di alcuni padroni è da comunisti.
    Ma in Italia dove sono più ’sti comunisti? L’ultimo è stato Berlinguer. Da allora tutti gli altri possono essere classificati tuttalpiù socialisti. Carl Marx, è morto e sepolto, sia fisicamente che ideologicamente. Stalin e altri dittatori hanno fatto un ottimo lavoro per distruggere le sue tesi.
    Nella politica della destra o dei “conservatori”, i fantasmi sono più convincenti e più utili di qualsiasi forma di razionale ragionamento.

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