ricordare Tabucchi con Mastroianni-Pereira

3 aprile 2012 di: Daria D'Angelo

Per ricordare Antonio Tabucchi, scomparso qualche giorno fa, è stato trasmesso in tv il film “Sostiene Pereira”, tratto dal suo libro omonimo pubblicato nel 1994 con il quale vinse il premio Campiello. Girato nel 1995 fu l’ultimo film con Marcello Mastroianni, uno dei più grandi interpreti del cinema italiano, che morirà un anno dopo, in tempo, seppur sformato dalla malattia, ad assicurare alla storia la sua ultima grande interpretazione con un personaggio amabile e indimenticabile come Pereira. Personaggio a cui Marcello aggiunse quello sguardo rabbioso e vivace, quell’indolenza e quel fascino irresistibile che hanno fatto di lui un grande attore. A Lisbona, nel 1934, durante la dittatura di Salazar, Pereira è «un oscuro direttore della pagina culturale di un modesto giornale del pomeriggio», un vedovo, grasso e attempato. In seguito alla lettura di un saggio sulla morte, conosce un ragazzo, Francesco Monteiro Rossi, scrittore di coccodrilli non pubblicabili, intrisi come sono di teorie socialiste e anarchiche, per il rischio di incorrere nella censura del regime. Emerge, dalla trama, la rassegnazione e la consapevolezza dell’impossibilità di mettere in atto qualsiasi forma di ribellione e di espressione della propria coscienza, fino all’imprevedibile finale. Saremo condotti verso una sorprendente evoluzione: un antieroe romantico, vecchio, stanco e quasi rassegnato, distante dalla figura del partigiano che combatte per la liberazione del proprio paese dalle dittature, scoprirà nuovamente il piacere di battersi per un ideale. Pereira si renderà conto della sua funzione nella società, dell’importante ruolo del giornalista e del suo anche modesto parere per compiere un processo di liberazione che nel Portogallo sarebbe iniziato soltanto nel 1968, con l’uscita di scena di Salazar.

Comprende l’importanza del suo ruolo che consiste nel far coincidere le pagine della letteratura con le pagine della storia. Studiato al dettaglio nella sceneggiatura, il personaggio è per tutto il film sordo alle brutalità della dittatura e ai suoi doveri di cittadino e cronista, ha bisogno di continui appigli e consigli in ogni forma possibile per capire il complesso di colpa a livello inconscio che lo porterà allo sconvolgimento finale. Solo dopo la tragica e brutale morte del giovane Monteiro Rossi, metterà in atto il suo personale “attacco al potere” e tornerà a sognare mondi diversi e ad avviarsi verso la sua personale libertà. Un capolavoro di buongusto creato da un sostenitore della sensibilità alla bellezza come Tabucchi, e un omaggio a tutti gli eroi poco noti che, passo dopo passo, contribuiscono in silenzio a ribellarsi alla rassegnazione e corrodono con piccoli gesti e con l’esempio personale l’oppressione subdola, muovendosi nella quotidianità di un sistema che sembra non accorgersi della loro esistenza. Persone (non personaggi) che dovremmo stimare e a cui dovremmo voler bene, così come naturalmente accade verso l’interprete del film.

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