la Regione Sicilia abolisce la doppia preferenza di genere

29 giugno 2016 di: Milena Gentile

In giro tra i vicoli di Palermo in campagna elettorale, quando mi fermo a parlare con le donne dei quartieri popolari mi capita di essere avvicinata dai mariti che premurosamente si affrettano a dirmi: «signorina, sta perdendo il suo tempo….mia moglie vota per chi dico io. La politica è cosa di uomini».

Allora viene da pensare che, si sa, certi quartieri mantengono retaggi di patriarcato, certamente questo non te lo sentiresti dire in centro, né immagineresti mai di sentirlo tra i banchi dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Eppure, nel nostro Parlamento regionale il 21 giugno 2016, sono stati presentati due emendamenti alla legge elettorale vigente, approvata appena nel 2013 nel corso di questa stessa legislatura, con i quali si chiede di abolire la doppia preferenza di genere.

La motivazione? Proteggere le candidate da accordi con candidati che le usano per raddoppiare i loro consensi non indirizzando i propri elettori a votare anche la seconda preferenza a una donna. Come dire, visto che i maschietti siciliani sono furbi e le femminucce si fanno abbindolare, eliminiamo uno strumento che nel resto d’Italia ha incrementato del 38,8% la rappresentanza femminile nelle Istituzioni.

Non è finita qua, la motivazione più grave è che l’abbinamento delle preferenze consentirebbe il controllo del voto, in particolare da parte della mafia. In buona sostanza, fino a quando si è votato con una sola preferenza la mafia non ha potuto avere il controllo del voto: non aspettava altro che la doppia preferenza di genere! Ma si possono dire certe panzane nel 2016?

La cosa triste è che tra i sostenitori più sfegatati dell’abolizione ci sono i 5stelle, un movimento di giovani che, forti del fatto che (ancora!) fanno eleggere donne e uomini indifferentemente, si ostinano a negare una realtà più che evidente nel resto del panorama politico.

In prima battuta il Presidente dell’Ars ha estromesso gli emendamenti perché presentati senza il parere della Commissione Affari Istituzionali. Sembrava un successo. Macchè, prontamente la mattina successiva vengono sottoposti al parere della Commissione e ne escono approvati, grazie ai voti dei capigruppo di Movimento 5 Stelle, Udc, Forza Italia e Sicilia Democratica.

Noi che, allarmate, eravamo a Palazzo dei Normanni con una delegazione di associazioni femminili, ci siamo rese conto che non si trattava di un falso allarme o del tentativo di un isolato esponente politico, ma che l’iniziativa dei due avventori rischiava di trovare in aula un consenso tutt’altro che minoritario. Né era stato minimamente preso in considerazione l’appello che come Emily Palermo, sottoscritto da Arcidonna, ANDE Palermo, Mezzocielo, Coordinamento Antiviolenza 21 luglio, ComitatopiuDonnepiuPalermo, Movimento dei Coraggiosi, Giovani Democratici, CGIL, CISL e UIL, Movimento 139, avevamo fatto pervenire al Presidente e a tutti i deputati. Memori della immane fatica che era costata alle associazioni negli anni precedenti l’approvazione, memori delle battaglie di Alessandra Siragusa con Emily e all’interno del Pd e di quelle di Arcidonna per la modifica dello Statuto, abbiamo temuto di perdere tutto in un istante. Così abbiamo attivato la stampa perché accendesse i riflettori sull’ennesimo attacco al faticoso percorso di conquista della rappresentanza politica delle donne, in spregio alle vigenti disposizioni normative nazionali. Abbiamo rivolto al Presidente Crocetta il medesimo appello, chiedendogli di intervenire in aula in difesa di quello strumento per il quale si era battuto finanche rinviando la tornata elettorale successiva per consentirne l’approvazione.

Al nostro appello si è aggiunto quello delle Donne Democratiche e delle Giovani Donne Democratiche insieme alle deputate del Pd e l’eco della vicenda ha persino raggiunto la Ministra Maria Elena Boschi e la Presidente della Camera Laura Boldrini, che ne hanno denunciato la gravità suscitando la sensibilità del Presidente dell’Ars che ha gridato allo scandalo per attacco all’autonomia siciliana!

Ciononostante, se escludiamo da questa vicenda gli aspetti più tristi, come certe dichiarazioni dei nostri rappresentanti politici e la scoperta, al di là delle apparenze, di un diffuso e malcelato fastidio nei confronti dell’accesso delle donne alle cariche elettive, quello che è emerso di importante è la forza che abbiamo dimostrato unendoci tutte in rete e chiamando a raccolta tanti uomini che ne hanno compreso la gravità.

Ci saremmo aspettate di vedere i nostri rappresentanti impegnati a votare una nuova legge elettorale che introducesse la doppia preferenza di genere per le elezioni all’Ars, anche in considerazione della recente L. n. 20 del 15 febbraio 2016, con la quale l’attuale Governo nazionale obbliga tutte le Regioni a Statuto ordinario all’inserimento della doppia preferenza di genere nelle proprie leggi elettorali.

Sarebbe alquanto grave usare la “specialità” del nostro Statuto per consentire a qualche pauroso esponente politico di trattenere la propria poltrona in barba al rispetto per le lotte femminili e in barba al diritto di scelta delle elettrici e degli elettori. Proprio in occasione del 70° anniversario del voto alle donne!

Il pericolo dell’abrogazione non è ancora scampato, ma la nostra lotta andrà oltre fino all’approvazione di una nuova legge elettorale per le elezioni regionali che recepisca le prescrizioni contenute nella L. n.20/2016.

In un momento come questo, in cui le cronache ci raccontano un Paese martoriato da continui femminicidi e da una preoccupante diffusione della violenza maschile contro le donne, questo ennesimo insulto non potrebbe che confermare a chi usa violenza l’idea che la donna sia un essere inferiore i cui diritti possano essere mortificati. Da tempo affermiamo, spesso inascoltate, che il fenomeno della violenza contro le donne, che non si limita all’ambito sessuale ma investe in pieno i ruoli familiari, l’immagine pubblica delle donne, il linguaggio comune, la condizione economica e di carriera, è principalmente legato alle diseguaglianze tra i generi esistenti in ogni ambito. L’ambito politico, nel quale le donne subiscono evidenti discriminazioni, non va sottovalutato. Al contrario, è di importanza fondamentale oltre che di grande portata simbolica.

Presidente Emily Palermo

1 commento su questo articolo:

  1. Ornella Papitto scrive:

    Ho condiviso su Facebook la petizione di Change.org in merito.
    Dobbiamo fare sentire il nostro parere.

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