chi deve ascendere all’Aventino, si vedrà

18 marzo 2018 di: Rita Annaloro

L’Aventino è uno dei colli più famosi di Roma, disseminato di strade tranquille, costeggiate da belle villette poco appariscenti, dove fioriscono grandi alberi assieme a piante modeste, quasi ordinarie. Nelle volte delle antiche chiese spesso risuona la musica di organi dalla voce pacata e armoniosa, e dal Giardino degli Aranci si gode una delle viste più affascinanti della Città Eterna. (Perdonatemi, Romani, se tralascio qualche altra importante attrattiva del vostro magnifico colle).

Magnifico quel colle, fra l’altro, anche per la sua storia, sacra a tutti i popoli stranieri conquistati, perché lì venivano eretti i luoghi di culto delle divinità straniere, come Diana, dea della caccia. Fu tradizionalmente sede della plebe, che lo usò varie volte come rifugio per contrastare le scelte improvvide del Senato, ma in epoca più recente diede nome alla secessione parlamentare che i deputati antifascisti attuarono dopo il rapimento di Giacomo Matteotti.

Il nobile gesto del 1924 purtroppo non bastò a fermare l’avanzata dei fascisti, ma siccome la Storia non si ripete mai in modo identico, forse oggi una scelta simile potrebbe avere esiti diversi. E chissà a che partecipazione politica del Pd pensa Gianni Cuperlo, quando dice che non bisogna salire sull’Aventino… intanto la salita è un’ascesa, cioè un’elevazione, e credo che di elevazioni abbia bisogno, più che di elezioni, sia il Pd che il popolo italiano.

Che se il Presidente del Senato risultasse poi il sig. Calderoli dalle fantasiose magliette razziste, o qualche altro “duro” dalle “pure” mutande verdi, credo che l’Aventino sarebbe proprio il posto più vicino dove andarsi a nascondere e meditare sul futuro, all’ombra di tanti Dei.

 

 

 

 

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