Le assaggiatrici – Premio Campiello 2018

19 novembre 2018 di: Anna Trapani

Per alcuni mangiare è un piacere, per altri una necessità, per Rosa Sauer è una quotidiana scommessa con la morte. La protagonista del bel romanzo “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino è, infatti, una delle assaggiatrici pagate da Hitler per provare i cibi preparati per lui nel 1943/’44, periodo in cui si trovava nel bunker di Gross-Partsch, la Tana del Lupo, con i suoi fedelissimi gerarchi nazisti. L’autrice si ispira alla figura di Margot Wolk una delle vere assaggiatrici costrette dalla misera vita che conducevano in paese ad accettare questo strano e pericoloso lavoro. Queste dieci donne venivano prelevate tre volte al giorno dalle loro case per mangiare gli stessi piatti che dopo avrebbe consumato il Fuhrer, aspettare dopo pranzo un’ora per capire se erano stati avvelenati e guadagnare così qualcosa da portare in famiglia a costo della vita. L’intenso romanzo di Postorino si snoda tra piccoli screzi inevitabili tra le varie donne che compongono il gruppo (Rosa è chiamata la Berlinese in modo dispregiativo da alcune), piccoli o grandi drammi che coinvolgono soprattutto le più giovani, come l’aborto di una di esse messa incinta da un giovane soldato di cui lei, ingenua e sognatrice, si è innamorata e che ha tradito la sua fiducia, intossicazioni alimentari che fanno gridare all’avvelenamento troppo presto e amori segnati dall’inizio dalle stigmate della disgrazia e ineluttabilmente destinati a finire con la fine della guerra. E’ il caso proprio di Rosa e del bel tenente delle SS Ziegler che s’invaghisce di lei e la farà fuggire in tempo prima dell’arrivo delle truppe russe di liberazione. La passione nel fienile del podere dei suoi suoceri travolge la nostra protagonista che non riesce a sottrarsi agli incontri clandestini con quest’ ufficiale a capo della struttura militare che accoglie le assaggiatrici e che in caserma è inflessibile instaurando un clima di paura. Rosa non si sottrae alla passione anche perché non crede al ritorno del marito dato per disperso in Russia come invece fa la suocera che spera contro ogni evidenza. Avrà ragione quest’ultima poichè il figlio tornerà e tenterà di ricominciare una vita con sua moglie. Ma le cose sono ormai cambiate, la guerra ha segnato tutti in un modo o nell’altro e il matrimonio in breve naufraga. Il romanzo si chiude con Rosa che da un tavolino di una tavola calda annessa a un ospedale dove è ricoverato in fin di vita l’ex marito, ormai da tempo risposatosi, guarda gli altri che mangiano come faceva quando era a tavola con le altre nove donne tutte intente a fissare quel cibo sperando di non soccombere. Il romanzo ha meritato ampiamente il premio Campiello che si è aggiudicato riuscendo a esprimere i turbamenti emotivi e i disastri della guerra nonché l’evidenza che il Male si annida nell’animo umano. I lettori percepiscono tutto ciò grazie ad una scrittura pervasiva, coinvolgente, in una parola affabulatoria.

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