Peggy Guggenheim: L’ultima Dogaressa

10 dicembre 2019 di: Aida Pavan

Dedicata “alla Peggy”, come confidenzialmente e amorevolmente veniva chiamata dai veneziani che ancora oggi le sono grati e riconoscenti della sua decisione di vivere gli ultimi trent’anni della sua vita a della sua scelta di costruire una delle raccolte d’arte più importanti del Novecento, la mostra celebra due momenti significativi della collezione e della vita di Peggy Guggenheim.

Curata dalla direttrice della Collezione Peggy Gugghenheim Karole P.B.Veil, è allestita a Palazzo Venier dei Leoni ed è visitabile fino al 27 gennaio 2020.

Due sono le ricorrenze molto importanti che vengono ricordate con questo evento: i 70 anni dalla prima mostra di scultura contemporanea che Peggy allestì a Palazzo Venier dei Leoni, sua abitazione oltre che sede delle sue collezioni; e i 40 anni della sua scomparsa, il 23 dicembre 1979.

L’“ultima Dogaressa” è l’appellativo che le fu dedicato in occasione del suo 80° compleanno. Ma più che un appellativo fu un vero e proprio riconoscimento da parte della città di Venezia, città che Peggy scelse come sua residenza dopo Parigi, Londra e New York.

La mostra si concentra soprattutto sulla parte più recente della sua collezione privata, quella successiva al 1948, anno in cui decise di trasferirsi definitivamente in città.

È soprattutto un percorso che attraversa i movimenti artisti di un secolo complesso, il Novecento, e che Peggy Guggenheim ha saputo far conoscere e valorizzare anche grazie al suo ruolo di protagonista del collezionismo e della divulgazione dell’arte dell’epoca.

Si possono ammirare oltre 60 opere, tra dipinti, sculture e opere cinetiche, che ripercorrono le tappe artistiche più significative dalla sua vita a Venezia. Tra queste, due tra le più significative sono la sua partecipazione alla XXIV Biennale di Venezia nel 1948 dove espose – non senza suscitare scalpore e qualche riluttanza – la sua collezione, e la prima personale in Europa di Jackson Pollock presso l’Ala napoleonica del Museo Correr in Piazza San Marco che venne allestita poco dopo, nel 1950.

Da non perdere i suoi preziosi “scrapbooks”, una sorta di diari sia artistici, sia di cronaca, restaurati per la mostra ed esposti qui per la prima volta: sono, infatti, preziosi documenti sull’arte e sulla vita veneziana di quel periodo.

All’interno della mostra sono presenti anche “L’impero delle luci” di René Magritte e “Studio per scimpanzé” di Francis Bacon.

Non manca inoltre la presenza femminile: Grace Hartigan e Irene Reice Pereira vengono infatti esposte a testimonianza del sostegno di Peggy alle artiste donna.

 A Graece Hartigan è dedicata la 5° sala della mostra.

Americana del New Jersey, molto vicina all’Espressionismo astratto degli anni cinquanta, la Hartigan è presente  con una grande olio su tela (200 x 271cm) che in origine era appeso ben in vista nel salotto di Peggy: “Ireland”

Rappresenta un paesaggio, o meglio, la sensazione che il paesaggio che ha ispirato la tela le aveva evocato. Opera impegnativa sia per le sue dimensioni imporanti, sia per le tonalità terrose dei colori utilizzati che non aiutano ad identificare appunto il paesaggio di cui il titolo.

Greace Hartigan è l’unica artista donna che ad esporre al “The New American Painting”, importante mostra tenutasi nel 1958 presso Museum of Modern Arte di New York. Nel 1957 “Life” scrisse di lei che era “la più importante giovane pittrice americana” del tempo.

Irene Reice Pereira è invece visibile nella sala 1, con la sua composizione in tecnica mista “Reflection”: un’opera di piccole dimensioni in olio, vetro, tempera e foglia d’oro.

Anch’essa artista molto amata da Peggy, che fu sua collezionista e a cui dedicò una mostra personale nel 1944 a New York e sempre nel 1944 un’interessante monografia

La mostra, dunque, è da non perdere: per l’eccezionalità delle opere esposte e perché, oltre a essere un meritatissimo omaggio “alla Peggy”. è anche un altrettanto meritato omaggio a Venezia e agli artisti italiani di quegli anni presenti in città. Due nomi su tutti: Emilio Vedova e Tancredi, entrambi in mostra.

Peggy Guggenheim. L’ultima dogaressa è una sorta di ringraziamento che la città di Venezia tributa alla collezionista cosmopolita, che tanto l’aveva amata: “Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Venire a Venezia, o semplicemente visitarla significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro” (Una vita per l’arte; Rizzoli, 1988).

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